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IL FOTOGRAFO DELLA DOLCE VITA

Rossellini, Fellini, Visconti, De Sica, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Totò, Mastroianni e molti altri, i più grandi, immortalati da uno scatto, quello di Carlo Riccardi: fotografo, pittore, poeta che, in 60 anni di appassionata carriera, è riuscito a descrivere una epoca.

Carlo Riccardi è stato il paparazzo numero uno, fotografo prediletto di Fellini e di Flaiano, il primo a riprendere Greta Garbo giunta a Roma inseguita dal "Toscanini americano" Leopold Stokovski ; testimone di una Via Veneto scomparsa: col Rosati sostituito da una banca; con la Libreria Rossetti adesso negozio di pellami.

Riccardi, in quegli anni, gira per Roma a bordo di una Topolino e grazie alle soffiate di un cugino, barista in Via Veneto, riesce ad arrivare sempre in tempo per fotografare i protagonisti della Dolce Vita": Tyrone Power che festeggia con gli amici sulla terrazza dell'Hassler l'addio al celibato; uno scatto per rivelare la gelida rivalità di Gina Lollobrigida per Virna Lisi e uno per rivelare la statica tristezza di De Chirico in guerra con fratello Savinio.

Pochi, infatti furono coloro che sfuggirono all'obiettivo di Riccardi ma in una dimensione diversa. Colti, cioè, in atteggiamenti legati alla loro personalità e non alla posa da copertina. E questo fino alla autoironia del grande Totò "che stava diventando cieco" che, per vantarsi con Eduardo, si improvvisa paparazzo e fotografa Riccardi con una piccola Canon. E' lì, su quei marciapiedi, che diventano la passerella di scrittori, giornalisti, attori, re e regine, che si consolida la sua fama di paparazzo. Un paparazzo atipico però: libero dalla fretta e soprattutto uomo di parola. Quella fretta, grande vizio o peccato, per taluni addirittura pregio, che caratterizza il fotoreporter di cronaca.

"Ho compreso che sei un professionista ma non desidero che le foto siano vendute ai giornali" disse a Carletto Marlon Brando in un negozio di Via Condotti a Roma. Fu accontentato da Carletto che gli aveva dato la sua parola.

Certo, l'avventura di Carlo Riccardi ha per teatro Via Veneto e la "Dolce Vita"; ha come palcoscenico la strada che negli anni 50 divenne un grande set cinematografico internazionale. Ma sempre come documentazione storica mai come scatto rubato, in effetti esso è alquanto lontano dalla sua mentalità. Catturare l'immagine e condurla a dimensione altra, una tecnica in anticipo sugli altri ma in sintonia con il suo stato d'animo.
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